La spiaggia di Koh Rong, alle due di pomeriggio, è cosi bianca che non è facile tenere gli occhi aperti con il sole tropicale che la investe a piena potenza. Koh Krong, o Bamboo Island, è un’isolona a pochi chilometri al largo di Sihanoukville, nel sud della Cambogia.
Io sono qui per fare un paio di immersioni in queste acque cristalline, e vabe: ma non è questo il tema di questo post. Sono stato in Cambogia una decina di giorni: ho cercato di scavare nel passato di questa nazione, prima nel passato remoto con le visite ai templi khmer di Angkor, poi nel sanguinoso passato recente con le visite ai folli luoghi dei khmer rouge a Phnom Penh. Sempre, nel frattempo, ho vissuto nel presente, naturalmente, e sempre con un occhio al futuro, cosa necessaria e automatica in un Paese in via di sviluppo qual’è questo. Penso sia tempo di trarre delle conclusioni sulla Cambogia di oggi e di domani.
Prima di arrivarci, avevo un’immagine romantica della Cambogia e del suo popolo, definito molto spesso il popolo del sorriso. Conoscendo gia la storia, mi immaginavo una popolazione estremamente prostrata da guerra civile e regni del terrore vari, le cicatrici nel tessuto sociale profondissime, tanto da rendere le persone gentili e ospitali, disponibili, remissive alle catastrofi, sempre timidamente sorridenti, felici e orgogliose di poter finalmente ospitare sul proprio territorio dei visitatori da oltreoceano. Naturalmente questa era un’idealizzazione della realtà, e come tutte le idealizzazioni si è dimostrata una colossale cazzata. Che era previsto, ma non avevo previsto che la realtà fosse cosi lontana dalla mia idealizzazione. Niente di più lontano, infatti. Una precisazione, prima che mi lanci in una descrizione piu dettagliata: mi sono fermato solo in tre posti, Siem Reap, Phnom Penh, Sihanoukville. Ora, questi tre posti sono i centri turistici piu attivi di un Paese che ha tutt’ora una connotazione fortemente agricola, quindi non posso estendere la mia dura analisi a tutto il territorio. Ma questo è quello che ho visto, e con la forte urbanizzazione in atto questo potrebbe essere la realta della cambogia tutta in un futuro neanche troppo lontano.
La gente che ho incontrato io è incredibilmente affamata di soldi. La moneta locale, il riel, è molto debole, e il Paese è invaso di dollari americani, accetati da chiunque ovunque e tenuti in piu grande cosiderazione del riel. Tutti preferiscono i dollari. Ovunque ci sono bambini (tanti, tantissimi) che ti chiedono un dollaro,l o cercano di venderti qualcosa per un dollaro. Quando aprendo il portafoglio cerchi di pagare un piatto di riso in riel, il venditore vede dei dollari ti chiede di essere pagato l’equivalente in dollari. Insomma, il dollaro americano la fa da padrone, e nessuno ne ha mai abbastanza. Attorno agli antichi bellissimi templi di Angkor ci sono sciami di bambini scalzi, raggrinziti e denutriti, che cercano di vendere la qualsiasi per un dollaro, e se non ci riescono ti chiedono un dollaro per pagarsi la scuola. La sensazione è che questi povere creature non vadano a scuola perche sfruttate da genitori o tutori senza scrupoli e senza cuore che li mandano a rastrella re il campo per conto loro.
Tutta l’amministrazione è profondamente corrotta, a tutti i livelli. Entrando nel Paese da qualsiasi confine via terra bisogna essere pazienti e combattere cortesemente per ore prima di riuscire a ottenere un visto per l’ufficiale prezzo di 20 dollari invece che per qualche dollaro in più. La polizia è pessima, e sembra che il loro lavoro sia ricevere mazzette. Non ho esperienze di prima mano in questo senso, ma tante persone bianche che vivono in cambogia mi hanno riferito che ogni volta che ti fermano per strada con una moto la mazzetta scatta automaticamente; se il fermato non è incline, inventano un’infrazione stradale per elevare una multa al momento, da pagarsi naturalmente al momento, perche se vai a pagarla in un ufficio il poliziotto con cui parli ti chiede un’aggiuntina per se stesso. La cosa buona in tutto ciò è che un poliziotto semplice puo essere corrotto anche per pochi centesimi di dollaro, e un ufficiale di grado superiore per pochi dollari. L’amministrazione è marcia fino al vertice: il primo ministro, Hun Sen, in carica dal 1993 ininterrottamente, è stato parte del famigerato partito comunista Angkar, la mente dei sanguinari khmer rouge, all’inizio degli anni 70; e nonostante professi di non aver mai preso a azioni di sangue, e di aver ripudiato il tutto prima che la situazione fosse cosi terribile, ha dato il via al processo contro i gerarchi di Angkar solo a patto che tutto quello che è successo prima della data della sua dipartita dal partito stesso non ricada nella giurisdizione del tribunale speciale.
In Cambogia il gioco d’azzardo è illegale, e a ogni punto di confine ci sono enormi casino e hotel per la convenienza dei ricchi Thai e vietnamiti che vogliono spassarsela un po. Quasi tutte queste attività sono finanziate attraversi capitali provenienti dalla cara vecchia Russia, e piu di una volta ho sentito dire che gli amici russi amano venire in territorio cambogiano per riciclare soldi. E questo via dà l’idea del livello di corruzione: la Cambogia è più corrotta della Russia. Un altro esempio di trova nell’esercito: sparsi nel Paese ci sono una marea di campi di tiro, dove per poco piu di un dollaro a munizione i militari ti permettono di parare con armi tipo kalashnikov o M4. Si dice che le munizione vengono dalle scorte dell’esercito stesso, che ordina in surplus per poi poter rivenderle ai turisti e farli divertire. e fare un po di dollari alle spalle dello Stato.
Qualsiasi guidatore di tuktuk (i taxi locali, moto con attaccati carrettini con un sedile) che ti si avvacini, e sono tanti, dopo averti chiesto se ti serve un tuktuk ti chiede se ti serve erba, marijuana. Certi vanno oltre e chiedono se ti serve dell’altro, coca, ecstasy, oppio naturalmente, e anche viagra. Tutte ste schifezze sono illegali ufficialmente, ma il clima è estremamente favorevole alla crescita della marijuana, e per molti personaggi incarna un guadagno estremamente semplice e lucrativo.
Un giorno stavo riposandomi dal clima tropicale su una panchina in un parco a Phnom Penh, sudato come un animale, e mi è passata davanti una ragazzina: una ragazzina normale, forse quindicenne, vestita normalmente. Mi ha guardato e mi ha fatto un sorrisone, un bel sorriso aperto e sincero mi è sembrato li per li, e mentre pensavo “ecco, il sorriso della cambogia, finalmente ne ho trovato uno sincero!” ho sorriso a mia volta. Mi si è avvicinata un po di piu, e senza fermarsi mi ha sussurrato: “Bumbum?” Il sorriso non era piu sincero, era malizioso, era un sorriso di una donna che è abituata a vendersi per lavoro. Non me l’aspettavo, son rimasto cosi scioccato che mi ci è voluta mezz’ora per guardare in faccia qualcun’altro. E poi ho avuto un’illuminazione: se ha chiesto, vuol dire che qualcuno dice di si. La prostituzione minorile è un problemone qui, ho addirittura visto volantini per cercare di fermarla, e in un paio di hotel dove sono stato sul regolamento c’era espressamente scritto che la direzione si avvale del diritto di cacciare ospiti sorpresi nelle stanze in compagnia di persone al di sotto della maggiore età. Terribile. Soprattutto a Sihanoukville, la grande citta portuale sulla costa sud, e hub del turismo costiero cambogiano, si vedono decine, centinaia di signori bianchi delle piu svariate eta e nazionalità accompagnati da una ragazza locale, rigorosamente truccata, in minigonna e tacco 5, e sempre parecchi anni più giovane del proprio “fidanzato”. Vorrei essere stato un reporter piu coraggioso e aver fatto una piccola inchiesta sui prezzi di questi servizi, ma non ho mai avuto il coraggio di farlo.
In Cambogia il gioco d’azzardo è illegale, e a ogni punto di confine ci sono enormi casino e hotel per la convenienza dei ricchi Thai e vietnamiti che vogliono spassarsela un po. Quasi tutte queste attività sono finanziate attraversi capitali provenienti dalla cara vecchia Russia, e piu di una volta ho sentito dire che gli amici russi amano venire in territorio cambogiano per riciclare soldi. E questo via da
In viaggio in autobus verso Sihanoukville, mi son trovato seduto vicino a un cambogiano di circa 35 anni, dall’aspetto parecchio rispettabile. Dopo un po di ore ha attaccato bottone in un inglese quasi comprensibile, e ho scoperto che lavorava in un progetto governativo per produrre combustibile e concimi naturali da materie povere, come ad esempio gli escrementi di bufali e mucche. Mi ha delucidato riguardo all’importanza di questi progetti per il mondo, che sta soffrendo a causa del riscaldamento globale. Poi ho scoperto che lui era di Sihanoukville, e viveva a Phnom Penh per lavoro, perche li si guadagnano piu soldi, e tutti vogliono andare a vivere a Phnom Penh per guadagnare di piu (cito). E a questo punto mi ha cominciato a parlare del futuro del proprio Paese. E quello che mi ha detto suonava terribile alle mie orecchie romantiche, ma suonava idilliaco alle sue, decisamente diverse. Mi ha confidato come finalmente un sacco di investimenti russi (ancora loro) siano stati sbloccati, e come nel giro di pochi anni Sihanoukville e zone limitrofe saranno completamente diverse. Ci sono grandi progetti: autostrade, ponti, grandi hotel e casino, resort da mille e una notte. Il turismo balzerà alle stelle, verranno tanti signori rispettabili con rotoli di dollari nelle tasche e compreranno tutto, e “svilupperanno” il Paese, che sarà di nuovo in gloria come un tempo.
Arrivato a Sihanoukville ho avuto modo di vedere coi miei occhi lo sviluppo professato dal mio amico di bus. Qualche giorno fa è stato aperto un ponte lungo poche centinai di metri, che ora collega la terraferma alla prima di una serie di stupende isole tropicali che stanno appena al largo del porto di Sihanoukville. Il ponte è in progetto dal 1988 (soldi russi), ed è stato finalmente completato. Ora chiunque, al prezzo di un piccolo pedaggio, può attraversare il ponte e arrivare sull’isola: appena appoggiate le ruote li, si deve girare e tornare indietro perché la strada finisce nella giungla più fitta. Non c’è ancora nulla sull’isola; ma gli investimenti arriveranno presto, incentivati da enormi cartelloni pubblicitari che invitano a comprare una casa raggiungibile con un “ponte verso il paradiso”. La casa non c’è ancora, ma arriverà presto…
E cosi mi sono trovato a Koh Rong, su questa spiaggia bianchissima. L’isola conta un paio di minuscoli villaggetti di pescatori, e ben tre resort, dove per 15 dollari a notte si può affittare un piccolo bungalow di legno e foglie di palma sulla spiaggia. Il turismo qui è ancora sostenibile, con i ragazzi del “The DiveShop Cambodia” che da qui partono per le immersioni che cercano di sostenere i villaggi e i locali con cure mediche, acqua potabile, lezioni di inglese, posti di lavoro, addirittura un piccolo inceneritore di rifiuti. Ma presto tutto cambierà: mi hanno parlato di piani di “sviluppo” che colonizzeranno Koh ROng con resort di lusso e casino, pronti a ricevere ricchi turisti cinesi e coreani. Vogliono addirittura tagliare grosse aree di foresta pluviale per far posto ai soldi, e questo porterà anche alla fine delle immersioni a Koh Rong, perché i fiumi provenienti dall’interno dell’isola, non più trattenuti dalla vegetazione, faranno carneficina di barriera corallina, e non ci sarà piu nulla da vedere sott’acqua. Ma lo sviluppo è importante, lo sviluppo è tutto: e tra pochi, pochissimi anni, quando i nostri figli andranno in Cambogia, non andranno sicuramente per ammirare archeologia o natura incontaminata, o per ricordare orrori che non devono piu accadere, no: andranno a tirare la leva di una slot machine…
Il mio racconto del presente e futuro della Cambogia è estremamente negativo, forse per la forte delusione che ho provato vedendo le mie aspettative stracciate dalla dura legge del dio dollaro. Sono sicuro che non è dappertutto cosi, e un paio di volte mi son trovato a passare dei momenti con persone non troppo interessate al mio portafoglio, e sono stati momenti dolci, momenti di sorrisi e barriere linguistiche, momenti di bambini attivi e felici e genitori fieri di essere tali.
Ma sono stati pochi, isolati, insufficienti a scacciare la brutta sensazione di essere passato attraverso un Paese sull’orlo di un disastro culturale, di un paese che si sta vendendo al miglior offerente per un pugno di noccioline, di un Paese in cui gli uomini vendono le propri mogli e mandano a lavorare i propri bambini. Il futuro potrebbe essere non cosi terribile però: si sa che io sono un gran pessimista e un gran brontolone, e spesso vedo nero anche dove c’è grigio scuro. Secondo statistiche Unicef del 2009 più di un terzo del Paese ha meno di 18 anni, e, si sa, i giovani sono sempre futuro e speranza. E d’altra parte chi siamo noi per definire lo sviluppo più adatto a una nazione cosi martoriata, che ha sofferto e soffre cosi tanto, dove le cicatrici sono cosi fresche e cosi profonde che non c’è eguale in tutto il mondo. Lo sviluppo arriverà, buono o cattivo che sia per noi, arriverà: e sarà tutto diverso.


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